La cosa più triste in giornate come questa è vedere come il senso della “Memoria” sia ormai un esercizio per pochi.

La comunicazione diffusa con i social permette, praticamente ogni giorno, di avere contatti con persone che IN TEORIA combattono le cosiddette “parole ostili” (solitamente di un avversario politico) ma che IN REALTA’ le usano tranquillamente nella propria libera espressione. Una sconfitta culturale duplice per una società sviluppata come la nostra.

La Memoria, infatti, non è un mero esercizio meccanico per pulirci la coscienza il 27 gennaio o per mostrare ai nostri lettori che abbiamo studiato la storia su qualche libro. Fosse solo questo al massimo dovrebbe essere un’interrogazione durante la scuola dell’obbligo.

Invece la Memoria è un processo cognitivo in cui l’analisi delle nostre azioni deve essere sempre in primo piano. Sennò le giornate di ricordo sono solo un esercizio stilistico visto che la vera lezione della giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto è comprendere che ognuno di noi, nel suo piccolo, avrebbe potuto essere protagonista delle peggiori nefandezze di cui l’uomo si è macchiato nella sua recente storia.

Giornalista, appassionato di comunicazione. In rete fin da adolescente alla fine ha deciso di studiarla.📱

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