Un concittadino in cui non mi riconosco

Quelli che mi conoscono sanno dove vivo, gli altri forse lo sanno già o forse lo scopriranno solo adesso. Sono cresciuto a Rignano sull’Arno, piccolo centro valdarnese la cui notorietà è cresciuta negli ultimi anni per essere stato il paese del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. A scanso di equivoci non parlerò di lui. Nessuna volontà di clickbait se non per tornare a fare un piccolo “punto”, a cui tengo molto a livello personale, sulla storia del mio paese natale.

Quando ero piccolo, ero affascinato dalla scuola. Soprattutto tra elementari e medie divoravo libri e informazioni, forse perfino troppe rispetto ai successivi (caotici) anni liceali. Tra le varie nozioni di un piccolo studente curioso, come potevo essere io all’epoca, in prima linea c’erano i personaggi storici.

Rignano sull’Arno, all’epoca, aveva come concittadino famoso il solo Ardengo Soffici. Ai tempi non avevamo Wikipedia, neppure l’idea di una rete diffusa, ma in quelle pesanti enciclopedie cartacee che erano il mio pane quotidiano Soffici era l’unico riferimento al mio paese, eccezion fatta per Vespasiano da Bisticci. Una chicca per un bimbo che preferiva passare le ore a cercare luoghi a caso sull’atlante geografico che a giocare fuori all’aperto.

Ardengo Soffici nel suo studio 1928 (source Wikimedia)

La mia voglia di conoscere più cose possibili coinvolgeva anche la maestra e i primi professori delle medie a cui — con il senno di poi — rivolgevo fin troppe domande sugli argomenti più disparati. Uno di questi era Soffici, riguardo al quale ponevo sempre il solito quesito: come mai un personaggio così famoso — pittore, ma anche poeta, scrittore e critico d’arte — non aveva grandi spazi che lo ricordassero in tutto il territorio comunale?

La risposta non è arrivata da sola: bisogna crescere e imparare a coniugare i vari tasselli che si studiano fin dalle elementari per capire il contesto delle cose. Non c’è enciclopedia o ricerca che possa essere esaustiva con una lettura una tantum. Ho imparato molte cose sul mio compaesano negli anni a seguire: a livello artistico la sua impronta è stata rilevante tanto che, come si legge sulla Treccani, passò per varie esperienze d’avanguardia, dal futurismo al cubismo, facendosene via via acceso banditore, per poi ripiegare, nel primo dopoguerra, su quelle posizioni tradizionali di cui, in fondo, il suo temperamento sanamente provinciale e il suo gusto arguto di toscano avevano sempre sentito la nostalgia. Arrivato al Liceo ebbi modo di incontrarlo nuovamente, in altra veste, per aver fondato la rivista letteraria Lacerba. Insomma, per farla breve, non sto parlando del Soffici scrittore, pittore, artista etc.

Nella vita di Soffici c’è un grande “ma” che, in queste ore, mi pare il caso di riaffrontare. Scorrendo, come accade di sovente, la timeline di Facebook mi appare una sua foto in una pagina a cui sono stato molto vicino in passato (come sopra, chi mi conosce sa per chi ho lavorato e sa della mia passata militanza nel Partito Democratico mentre gli altri lo scopriranno adesso) in cui leggo testualmente che siamo “a pochi giorni dalla ricorrenza della sua morte[…] vogliamo ricordare oggi il pittore (ma anche poeta, scrittore e critico d’arte) rignanese Ardengo Soffici. […]”.

Mi fermo un attimo. Non solo perché sono stato, per anni, uno degli admin della pagina del PD Rignano ma perché in questa introduzione mi tornano in mente ex abrupto i miei dubbi dell’infanzia: “Perchè non commemoriamo Soffici come si deve?” mi chiedevo da bambino. Continuo a leggere ma non trovo la risposta, anzi. Nel finale leggo che “[…] nonostante le sue posizioni interventiste nella prima guerra mondiale, nel 1970 gli è stata dedicata la piazzetta centrale del Bombone per rendere onore ad una personalità che per la sua arte aveva tratto ispirazione dai nostri luoghi”. Eccoci al punto.

La risposta che dicevo sopra, quella che si è dovuta sedimentare negli anni per diventare forte e concreta, non si riassume solo nelle “sue posizioni interventiste nella prima guerra mondiale”. Ardengo Soffici ha fatto altro.
Sono il primo a riconoscere che la vita di una persona trova la sua realizzazione e il riconoscimento pubblico nella perizia, nell’arte e nel lavoro, ma questi possono essere insufficienti (o meglio ancora evitati) se le scelte sociali o politiche sono state di grande sofferenza per un’intera comunità o un’intera nazione.
Il grande “ma”. Come dicevo, negli anni ’80 (e nemmeno negli anni ‘90…), non avevamo Wikipedia: oggi è facile scoprire che Soffici aveva aderito ben presto al fascismo tanto da firmare, nel 1925, il Manifesto degli intellettuali fascisti. Non serve fare il resoconto dettagliato delle sue scelte politiche di quegli anni: certo, è vero, si allontanò da Mussolini a fine degli anni Trenta ma comunque il suo nome compare nel manifesto della razza in appoggio alle leggi razziali emanate dal Duce. Successivamente fu anche assolto, per insufficienza di prove, dopo essere stato arrestato e internato per collaborazionismo nel campo di concentramento di Collescipoli vicino a Terni.

Insomma Soffici è stato un grande artista, è un personaggio da studiare (lungi da me ogni tentativo di cancel culture come si dice in questi tempi) ma avrei evitato, a livello politico, il poter pensare di ricordare la ricorrenza della morte di Soffici soprattutto ignorando — in tempi bui come questi — i motivi per cui “nonostante tutto” ci sia solo la piazzetta del Bombone con il suo nome in tutta Rignano.

Nella foto la targa sulla casa natia di Ardengo Soffici (source Se Sei di Rignano)

La risposta è qui sopra, lo dico a cuore aperto visto che — bene o male — mi riconosco ancora in una certa parte della politica a cui mi sono (forse impropriamente) rivolto con questo mio sfogo personale.

Insomma, siamo nati nello stesso paese di Ardengo Soffici, ma se siamo qui a parlarne liberamente e schiettamente è perché le sue idee politiche sono fallite. Ricordarlo fa sempre bene.

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