Quando la Fiorentina giocò lontano dal Franchi (1988–1990)

Andrea Trapani
2 min readMar 22, 2023

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“Il nuovo Franchi” | Immagine tratta da comune.fi.it

In città si parla molto dei due anni di “trasferta forzata” che dovrà fare la Fiorentina per il cosiddetto “nuovo Franchi” (rendering in foto) che dovrebbe nascere dopo la metà del 2026. Spesso si fa riferimento al sacrificio fatto per Italia 90: fu davvero così simile?

Nella stagione 1988–89 furono giocate fuori Firenze solo le partite di Coppa Italia. Per l’esattezza tutte a Pistoia (con buoni riscontri di pubblico). Il 24/08 contro l’Avellino (1–0, 13.000 spettatori), il 31/08 con la Virescit (3–0, 13mila), il 21/09 con l’Udinese (3–0, ben 21mila).

Fiorentina-Sampdoria 1–1, ritorno del quarto di finale della Coppa Italia 1988–1989. Foto scattata il 25 gennaio 1989, la Curva Ferrovia dello Stadio A. Franchi (foto ultrasito.com)

Il ritorno dei quarti di finale con la Samp, con appena 8.000 presenti (complice anche il 3–0 dell’andata, ndr), fu invece giocato al Franchi.

La stagione 1989–90 fu invece decisamente più impattata anche se furono giocate a Firenze ben 9 delle 17 gare casalinghe (le giornate 9, 11, 12, 16, 18, 20, 22, 32 e 34).

Particolare fu la scelta delle sedi di gara: se in Coppa Uefa fu indicata Perugia come unico stadio per le partite casalinghe (escluso Avellino in finale, ma è un’altra storia), in Coppa Italia si giocò con il Como a Pistoia (30/08/89) e con il Napoli a Perugia (24/01/90, gol di Dunga e Maradona).

Fiorentina-Cremonese 0–0, giocata ad Arezzo il 4 marzo 1990

In campionato si partì da Pistoia (Genoa, Lazio e Udinese), veloce ritorno a Firenze, poi a Perugia contro il Milan (2–2, 4/2/90) e Lecce (3–2, 18/2), infine Arezzo (0–0 con la Cremonese il 4/3) e ancora Perugia (25/3, 0–0 con il Cesena).

Insomma, il sacrificio fu enorme.

Eppure quella di allora e quella prossima futura sembrano due situazioni difficilmente paragonabili.

Per i lavori che daranno a Firenze il “nuovo Franchi”, si parla di due stagioni piene — sono almeno 38 partite casalinghe solo in Serie A! — e molti degli stadi che erano un’opzione valida 33 anni fa o non hanno più la stessa capienza o non hanno proprio la licenza per la massima serie.

Le soluzioni alternative sono dunque più impattanti oggi che allora. L’unico dato positivo di quell’esperienza è che i risultati casalinghi non ebbero particolare differenze tra il Franchi e le altre città, compresa Perugia “fuori regione”.

Di sicuro sarà più dura a livello logistico. Per tifosi e non solo.

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Andrea Trapani

Giornalista, appassionato di comunicazione. In rete fin da adolescente alla fine ha deciso di studiarla.📱