“Pronto, chi parla?” I dannati dei call center

Piccola storia triste.

Come praticamente ognuno di noi, anche io ricevo chiamate pubblicitarie sul mio numero personale. Capita e capiterà all’infinito, quando i dati sono usciti non si fermano più. Non c’è Registro delle Opposizioni che tenga. Molti li curano/vendono in maniera impropria e continueranno a farlo nonostante sia palese che non sia legittimo questo trattamento dei dati. Non è (solo) questo il punto di questa mia breve esperienza personale.

Foto di Tima Miroschnichenko — via Pexels

Stamani, ore 9 circa, mi squilla il telefono da un numero del distretto di Cavalese. Improbabile, ma non troppo. Rispondo pensando più a un hotel che a un call center. Dall’altra parte un ragazzo (che dice di chiamarsi Adam) che — con un buon italiano seppur con un forte accento straniero — si identifica come operatore TIM e mi chiede subito se sono cliente.. TIM.

Come sapete, spesso mi “diverto” a dare risposte sarcastiche. Stavolta ho replicando banalmente dicendo che ero stupito che mi chiamasse da Cavalese per conto di TIM, ma soprattutto che se fosse stato davvero colui che diceva di essere questo è un dato che dovrebbe conoscere da solo. Mi stacca il telefono. Niente di male. Finisce (quasi) sempre così.

30 secondi dopo squilla di nuovo il telefono. Un altro numero fisso, stavolta da Chieri (Torino), dove la stessa voce comincia a offendermi pesantemente e riattacca. Altri 30 secondi, nuovo numerosi vede che in questo call center possono “scegliere” il prefisso e la numerazione VOIP a seconda di come si pongono, tra l’altro violando le disposizioni di chi gli ha venduto quegli archi, ndr — e altre offese. Offese molto pesanti. Continuano le chiamate da altri improbabili numeri fissi, ma le ignoro. Ho capito che si è arrabbiato.

Nel frattempo, in queste ore, ho scoperto che tutti gli archi di numerazione appartengono a un noto fornitore VOIP italiano (a cui sto segnalando via PEC l’abuso di questi archi di numerazione) e da qui, volendo, potrei risalire all’azienda dietro a tutto ciò. Ovviamente non sono iscritti al ROC altrimenti avrei già avuto questa informazione dal sito Agcom (che invece, nella pagina dedicata, non mi dà alcun risultato con i numeri fissi inseriti).

Allora? Da buon rompipalle vorrei spendere tempo e soldi per avere una (sotto)specie di “giustizia”, ma fondamentalmente — ora che ci ho riflettuto a mente fredda — penso che alla fine dei conti l’unico a pagare nel caso sarebbe il povero “Adam” che, nonostante non abbia lesinato nei miei confronti la sua ottima conoscenza di offese in italiano, è la vera vittima di questo sistema su cui — a dirla tutta — gli operatori telefonici non hanno mai messo veramente mano per fermarlo.

Perché mai nel 2021, con la protervia di promozioni online e nei negozi, finanziano ancora questo tipo di acquisizioni che danno più problemi a tutti (loro compresi) che vantaggi? Se esiste una risposta seria, la prendo in considerazione. Altrimenti mi tengo la mia (cattiva) idea al riguardo.

Giornalista, appassionato di comunicazione. In rete fin da adolescente alla fine ha deciso di studiarla.📱