Perché parliamo ancora oggi della vita di Fausto Coppi

Una premessa è necessaria. Parlo di un libro di un amico, Giovanni Battistuzzi. Un libro però che è interessante per tutti, almeno per capire e conoscere parte della storia italiana del secondo dopoguerra.

Infatti, non bisogna essere snob e si deve sempre evitare la tentazione di considerare lo sport come un racconto lontano dalle esperienze condivise di una nazione.
Anzi. Nei decenni scorsi il ciclismo era LO sport per eccellenza in cui una giovane Italia si riconosceva e di cui cercava incessantemente notizie. Come oggi potrebbe esserlo il calcio, ma con il fascino di notizie che arrivavano da corse lontane e spesso raccontate con lingue diverse dalla nostra. C’era il fascino del Giro d’Italia, ma il Tour de France era già IL Tour.
L’Italia che si affacciava agli anni Cinquanta viveva cercando i resoconti dei giornali al mattino e ascoltando le prime radiocronache che raccontavano le gesta dei grandi del pedale.

In questo contesto nasce sia la storia leggendaria di Fausto Coppi che il racconto per testi e immagini pubblicato a firma di Giovanni Battistuzzi e Gino Cervi nei mesi scorsi.
È anche paradossale che ne parli solo ora. Ho avuto la fortuna di poter leggere e presentare il volume già lo scorso giugno in quel di Milano, partendo da quel substrato culturale che gli stessi autori dichiarano esplicitamente.
Ovvero che, anche per me, Fausto Coppi, come un vero classico dell’arte del Novecento, rappresenta una figura scomposta, spezzata, contraddittoria: garzone e airone, splendido e goffo, invincibile e fragile, mortale a quarant’anni, immortale a cento.

Partiamo dal titolo: “Alfabeto Fausto Coppi”.
Sfogliando le prime pagine ci si accorge subito come si vada, letteralmente, dalla A alla Z: da Airone a Zeriba, la lettura attraversa 99 storie che vogliono mostrare il campione al pari di un’opera cubista.
Non solo. I disegni di Riccardo Guasco, perdonatemi lo spoiler, riescono nell’intento di anticipare la lettura come fossimo in attesa di qualcosa. E quel qualcosa c’è. Un deposito di aneddoti che accompagna chi legge, un climax che crea una piacevole attesa per quel che verrà raccontato nella lettera successiva.

Tutto il volume segue questo filone logico anche se in realtà è solo una scusa per ordinare una carriera intera: l’alfabeto, infatti, è solo un artificio per regalare un’emozione intensa nell’anno del Centenario.

Una capacità che riesce a pochi. Anche una citazione di Gino Cervi nomina magistralmente la penna che meglio ci è riuscita in questi decenni: “Gianni Brera è stato tra i primi a cantare la leggenda di Coppi. La vita di Fausto è già di per sé un romanzo: mettete in fila l’esordio vincente, ventenne, al Giro del 1940; il record dell’ora al Vigorelli nel 1942, poi la guerra e la prigionia in Africa, il ritorno a casa e alle corse, i grandi successi, le innumerevoli vittorie per distacco, ma anche l’infinita, esistenziale sfida con l’amico-rivale Gino Bartali, suo antagonista e suo complementare, con le rovinose débacles, i ripetuti infortuni, l’incapacità di accettare il proprio declino sportivo. Ma il romanzo diventa leggenda il 2 gennaio 1960.”

Anche Battistuzzi e Cervi seguono questa storia con la passione di chi ha visto i ciclisti come dei bizzarri eroi fin da piccoli. Bizzarro è un termine che va studiato: se d’istinto può sembrare vicino a rappresentare qualcosa di strano, in realtà nel nostro caso identifica chi va sulle due ruote come una persona che attrae l’attenzione per la sua stranezza e originalità. Insomma, un essere fantastico, stravagante, capriccioso. Come solo un Campione può essere.

Un Campione che seppe vivere al meglio anche gli anni della prima esplosione televisiva. La sua apparizione con l’amico-avversario al “Musichiere” è nella storia RAI. Mancava però qualcosa.

Se di Bartali tutti conoscono le parole e la melodia di Paolo Conte, nel volume si trova anche il lavoro del cantautore Claudio Sanfilippo che, alla lettera V di questo alfabeto, ha scritto il testo della canzone “Volo”.

🎵 “E arriva, Coppi arriva. Ma non si vede dove arriva…” 🎵

La nostra lettura termina a “Zingaro”, con una frase che conclude al meglio la risposta al perché ancora oggi parliamo di Coppi: “[…] il Fausto aveva scelto la vita da zingaro”. E uno zingaro sui pedali è la storia di questo paese che voleva tornare a sognare dopo i lunghi anni della seconda guerra mondiale.

Giornalista, appassionato di comunicazione. In rete fin da adolescente alla fine ha deciso di studiarla.📱

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