Non basta un’etichetta per non dirsi populisti

Una cosa che non capirò mai è perché persone rispettabili (fino a prova contraria) utilizzino atteggiamenti populisti per contrastare il prosperare del populismo. La cosa può sembrare di colore, invece è la plastica rappresentazione di una sconfitta culturale (e del linguaggio).

Un vero peccato peccato perché la comunicazione politica, tanto sui social quanto nelle dichiarazioni pubbliche, rischia di non rappresentare quanti vorrebbero farsi avanti su un palcoscenico(quello politico) che avrebbe (tanto) bisogno di nuove leve e nuove idee.

Senza dimenticare le responsabilità dei professionisti che si prestano a questa tendenza: dalle cosiddette “war room” (che altro non sono che chat dove coordinarsi) agli stessi spin, sembra esserci più una corsa ad alimentare questo circolo vizioso ridondante che altro. Quindi?

Capire il populismo, con Marco Tarchi

La politica “urlata”, o peggio ancora “semplificata male”, porta a parlare più *contro qualcuno* che a tutti. Perché mai qualche appassionato dovrebbe impegnarsi a favore di una causa se poi l’atteggiamento esterno è identico a quello delle altre forze? Il cosiddetto populismo prospera così.

Non è sufficiente dichiararsi “contro una certa forza politica” o “contro il populismo” per essere salvi/diversi. Le parole e le azioni definiscono cosa si è. Quel che appare agli altri, è come si viene visti in politica. Non basta un’etichetta. Quindi, per favore, chi può cambi registro.

Giornalista, appassionato di comunicazione. In rete fin da adolescente alla fine ha deciso di studiarla.📱

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