Il silenzio che non c’è

Vi sorprendete del mancato silenzio su Marchionne o su disgrazie vissute in “tempo reale” su queste piattaforme collettive?
Ci sono molti che per una (deprecabile) gratificazione personale sui social — probabilmente necessaria per colmare difetti di attenzione in altri palcoscenici — decidono di andare oltre a tutto per (auto)compiacersi.
L’esperienza personale non è mai indice di conoscenza di un fenomeno, ma proprio in questi spazi ho (dis)conosciuto molti conoscenti e “amici” (virtuali) che dopo che fui investito da un’auto in un grave incidente, pur di seguire il vincente frame del ‘i ciclisti sono una male della società da estirpare, hanno scritto “peccato che il Trapani non ci sia rimasto secco” o, nel migliore dei casi, “un ciclista in meno”.

Se avete persone che rientrano ancora in frame che non sopportate, avete scelto male i vostri contatti e la vostra “bolla di tranquillità”. E mi raccomando, la sanzione sociale è evitare *ovunque* questa gente. Anche al bar o per strada: io, ad esempio, con questi imbecilli non penso nemmeno di scambiare il minimo saluto di cortesia.
Ricordatevi che sono loro a doversi vergognare, non voi che li leggete.

Giornalista, appassionato di comunicazione. In rete fin da adolescente alla fine ha deciso di studiarla.📱

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