Firenze e i “fiorentini veri”

Uno dei concetti più astratti con cui convivo fin da bambino, oltre alla definizione di «sinistra vera», è quello di «fiorentino vero».

Una definizione che forse è un’utopia, ma che probabilmente è solo un muro ad altezza variabile.

Residente in provincia, da piccolo ho pensato di poterlo essere in virtù della nascita in Piazza Indipendenza. Il fatto di avere una madre siciliana, come per molti altri potenziali «fiorentini veri», non è mai stato considerato. Ero giovane e un bambino però. Un pensiero che probabilmente mi seguiva soprattutto perché vivevo Firenze tutti i giorni già nell’adolescenza: il Liceo in Piazza della Vittoria, ore sotto ai pini ma non ci abitavo.
Con il crescere e i primi anni universitari questa faccenda del fiorentino vero si scontra con altre priorità (finalmente, eh?) ma soprattutto con il conoscere che la ricchezza di Firenze è avere tante persone che, volontariamente, la scelgono per viverci. Che fosse il centro storico di prima o i nuovi Poli fuori dalla cerchia cittadina, l’Università è il primo vero banco di prova per capire che si può essere fiorentini senza essere nati a Firenze.

Perché tanti di quei giovani che vengono prima a studiare – e spesso poi a lavorare – in questa città si integrano al meglio nelle dinamiche dei lungarni. Non è facile essere fiorentini, non è facile essere veri.
La condizione del fiorentino vero è una costante rincorsa a un modo d’essere che non esiste. Il fiorentino vero è un cliché nei suoi (presunti) aspetti oggettivi: andare al mare in Versilia, avere l’abbonamento della Fiorentina, abitare in un determinato quartiere ormai non sono l’unica essenza per vivere l’anima di una città piccola ma con confini più ampi di quanto spesso non ammetta. Perché Firenze, con tutti i suoi difetti, arriva ben oltre: entra nell’anima delle città con cui confina, apre i sentimenti di persone che arrivano da lontano e soprattutto non si ferma in una definizione che, per evitare di diventare una macchietta di se’ stessa, è un limite per tutto.

Quindi se amate Firenze, la Fiorentina o semplicemente il lampredotto pensate a cosa sia la fiorentinità da alcuni decenni a questa parte. Senza dare etichette. Che sennò Firenze diventa un’altra cosa, la satira di se’ stessa.

Giornalista, appassionato di comunicazione. In rete fin da adolescente alla fine ha deciso di studiarla.📱

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